Muore il calcio



calcio_malato4Muore il calcio dei valori premiati, delle belle storie di gesta luccicanti, di splendide geometrie ricamate sul prato verde, con i bambini dagli occhi brillanti di passione, con gente di viola vestita e di gergo antico che canta felice una vecchia canzone di un certo Narciso, che porta nel nome l’illusione di troppo mirare quanto si è belli.
Muore il calcio della correttezza, dello stringere mani a fine partita, non importa se si vince o si perde, quel che importa è dare il buon esempio, illudersi che anche il “circensis”, dal basso della sua importanza nella scala dei valori della vita, possa insegnare alla vita i valori.
Muore il calcio di chi impone soglie alla cupidigia dei giocatori, certo per mantenere in attivo il proprio conto in banca, ma anche per tenere entro la ragionevolezza il divario fra chi si diverte per professione e chi per professione fatica.
Muore il calcio degli onesti, di chi ha sperato fino a cinque minuti dalla fine, mentre una voce urlava al cuore di stare attento, che nella vita reale vince sempre Golia, anche se la fionda di Davide sembra per una volta aver centrato il bersaglio.
Muore il calcio, perchè guidato dai soli interessi della frusciante banconota, ed ha il volto sollevato e ridanciano di uno squalo pelato, che, bando al pudore, sicuro della sua intoccabilità, ancora con la mascherina sugli occhi e il sacco del maltolto in spalla, sghignazza in faccia al padrone della casa appena svaligiata, al quale non resta che signorilità e rassegnazione.
Muore il calcio, e come ogni volta, è lesto a risorgere, a regalarci illusioni come se ieri non fosse esistito, e il domani una storia diversa. E noi, il popolo dei provinciali, ancora pronti a farci ammaliare dal canto gregoriano delle sirene europee, e proni per i comodi di chi già conosce l’esito finale.
Il calcio è morto, ma ha lasciato sul campo una meravigliosa realtà, che chiede di non essere smembrata, ma solo potata dei rami stanchi, non affini e allineati al sogno, risollevata, armata con nuovi schinieri, uno scudo potente, una lancia appuntita.
Altri campi di battaglia l’attendono, in giro per la penisola, in giro per l’Europa.
A voi, traghettatori umbri, romani e ispanici, il compito arduo di attrezzare la legione in modo adeguato, senza gli sperati sesterzi di un traguardo rubato.
Grazie Fiorentina.

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