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Franco Zeffirelli il grande Maestro Tifoso Viola è morto RIP

Franco Zeffirelli maestro Tifosi Fiorentina FirenzeE’ morto il Maestro Franco Zeffirelli grandissimo Tifoso Viola che negli anni ha lottato per la sua amata Fiorentina e per Firenze
Un amore intenso e sempre ostentato con orgoglio ovunque fosse nel Mondo
Ebbe il coraggio di gridare la sua avversione contro la Juventus in più di una circostanza ed in particolare dopo che i bianconeri scipparono uno scudetto alla Viola
La Juventus lo querelò costringendolo a pagare una multa di 30 milioni di lire per una intervista al giornale LA NAZIONE in cui Zeffirelli  tuonò «La squadra della Juventus ha vinto una buona metà dei suoi scudetti con la benevolenza e i pasticci arbitrali, quindi farebbero bene i responsabili della Roma a diffidare della Juventus e a ricordarsi fino all’ultima domenica di campionato di quel che è accaduto alla Fiorentina il 16 maggio 1982: avevamo lo scudetto in pugno e ci è stato tolto con un atto di brigantaggio. I misfatti di Catanzaro e Cagliari sono stati immortalati dalle moviole»
Il Maestro verrà sepolto a San Miniato a Monte e la sua magnificenza e la grande fede Viola aleggeranno per sempre su Firenze
https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Zeffirelli

FIRENZE E’ LIBERA – ROCCO COMMISSO GRAZIE ASSAI

FIRENZE E' LIBERA ROCCO COMMISSO NUOVO PROPRIETARIO FIORENTINA GRAZIE ASSAIFIRENZE E’ LIBERA !!!
ROCCO COMMISSO è il nuovo proprietario della FIORENTINA
il Miliardario Americano nato in Italia libera Firenze dai Della Valle che lasciano dopo 17 anni di cui gli ultimi passati in modo triste e deprimente
Nonostante la contestazione crescente non si intravedeva un barlume di speranza e tutto sembrava finito e scivolare sempre più in unRocco Commisso commoso nuova proprietà Fiorentina tifosi Viola grazzie assaia era di tirannia
D’improvviso una luce potente illumina Firenze: Rocco Commisso !!!
In due settimane rileva la Fiorentina e si presenta in tutto il suo splendore carismatico alla città di Firenze

IL DOLORE DELL’INNOCENZA, IL VANTO DEL DOLORE [MG BLOG]

Lunedì 5 marzo 2018  [By MG BLOG]

IL DOLORE DELL’INNOCENZA
ASTORI DAVIDE 18_03_04_ IMMAGINE EMBLEMATICA TRAGEDIA VIOLA RIPOSA IN PACE TIFOSI VIOLA FIORENTINALa vedo quella bambina di due anni che, braccia spalancate e sorriso pieno, corre incontro al babbo alto, che entra in casa con il borsone sulla spalla, di ritorno dal suo lavoro domenicale, tanto invidiato dai più, tanto normale per lei.
La vedo, mentre il babbo felice, ormai dimentico dell’erba verde, dell’implacabile tabellone luminoso, dello spogliatoio sudato, dei riflettori e delle urla, si sgancia il borsone gigliato dalla spalla, l’acchiappa al volo, e se la porta al volto.
La vedo mentre si perde, solleticata dalla barba ispida, nell’odore di shampoo e di fatica, con le manine che stringono forte l’idolo solo suo.
La vedo la mamma, appoggiata alla porta del corridoio, braccia conserte, sorriso sulle labbra, che osserva la scena sorniona, pronta a sopportare anche i mugugni dell’ennesima partita storta.

Ora vedo quella bambina che oggi ancora aspetta, in mezzo a quel corridoio oggi buio che nessuno ieri ha illuminato. La testolina piena di domande, di dubbi, le orecchie rimbombanti delle brutte urla disperate della mamma, le sue lacrime sulla guancia. Sicura dentro di se di un ritorno sempre più insicuro, ma già incompleta di un vuoto che ancora non capisce.

La vedo bambina, ragazza, donna, quando tutti le ricorderanno quanto era grande, onesto, lavoratore, quell’uomo che chiameranno ancora Capitano; e nel suo vuoto arriverà ancora come un’onda il sentore di shampoo, la puntura della barba, l’abbraccio forte.

Ciao Davide

[By MG BLOG] Il Dolore dell’Innocenza >>

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Venerdì 9 Marzo 2018 [By MG BLOG]

IL VANTO DEL DOLORE

2018_03_08_funerali Davide Astori Firenze Fiorentina Viola Tifosi Piazza Santa croceScriverò qualcosa a mente fredda, mi dicevo, come a volte faccio quando un evento mi scuote il cuore, inseguendo un pensiero scevro dall’umoralità. Ma il giorno dopo la mente non si raffredda, perché il cuore è ancora troppo caldo.
C’ero, ieri, in quella storica piazza, la più cara ai Fiorentini, ora cara anche a me. C’ero a salutare il Capitano, indeciso fino all’ultimo: in fondo, perché sacrificare due o tre ore di lavoro e di permesso, per essere un puntolino insignificante in mezzo ad una folla?
Alla fine, forse solo alla fine, ho trovato la ragione.
Entro in piazza da via dell’Anguillara, e scavalcate le catene scivolo in un mondo parallelo: lasciate alle spalle le viuzze già infestate di turisti, sono fagocitato da questa moltitudine silenziosa, da questa tensione vibrante che ti fa intuire che Davide è già qui, poco più avanti, dentro una bara di legno chiaro, in attesa; aspetta gli ultimi colleghi ritardatari, in volo dall’Inghilterra. La gente mormora “Oh, è arrivata la Juve, Chiellini…”, “c’è Buffon…”, e proprio perché son loro, la mani partono da sole, sbattono forte le une con le altre; sento uno vicino a me che mormora “applauditeli, applauditeli forte!”.
Solo ora l’ultimo atto può cominciare, la bara avanza in mezzo ai bambini gigliati che fanno da ala protettrice. La moltitudine vestita da stadio, sciarpe, felpe, cappellini, mormora le formule religiose fatte di “Amen” e “Padre nostro”. Da fuori il coro del Maggio Fiorentino è solo un intuizione, ma si sente forte l’omelia; per la prima volta gli occhi frizzano e di nuovo le mani sbattono quando lui viene proclamato figlio di Firenze. Poi di nuovo silenzio, assordante, tanto che si sentono i professori rimproverare i ragazzi affacciati alle finestre del Liceo Alberti.
Le pietre grige bagnate rispecchiano il marmo bianco e le bandiere viola, e rimbalzano la voce incrinata di Badelj che ricorda l’amico, che mi da il colpo di grazia rammentando che a Davide piace l’uva come piace anche alla piccola Vittoria.
La bara esce, sosta a lungo sul Sagrato, e la folla si dipinge di sciarpe viola; dopo l’incenso il legno cattivo s’impregna dei fumogeni viola; prima del buio è baciata dal sole di Firenze; dopo gli inni latini è cullata dall’inno antico; non lo canto, all’inizio mi sembra quasi blasfemo, ma alzo la voce su una frase che mi pare, invece, quanto mai appropriata: “…per esser di Firenze vanto e gloria…”. Il canto scema, e nel silenzio che segue, un grido accanto a me “Forza Vittoria”, e gli applausi si confondono con le lacrime.
Ora arriva la risposta al dubbio originale, al consueto perché dell’ultimo saluto ad un amico, ad un parente… davanti alle transenne, schivi, umili, distrutti, sfilano i più colpiti: la compagna; il fratello; il padre alza gli occhi, vede la marea, ne è colpito, congiunge le mani, abbozza addirittura un sorriso e mormora “grazie”; la madre si porta la mano alle labbra e lancia alla piazza un bacio veloce. Per questo ero qui, per questi due unici secondi in cui il dolore ha lasciato le loro spalle.

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